18/09/2026
Ci sono cascato di nuovo.
Quando ho ricevuto la mail di Ilenia e ho letto la storia di suo marito, del suo attaccamento allo stile e al valore spartano, sapevo già che questo progetto mi avrebbe rapito.
Mi ricordo ancora che in quei giorni mi sono chiuso in laboratorio e ho lavorato incessantemente, finché la mia idea non ha preso forma. Non è stato semplice, come sempre. Forse l’avrete visto anche nei video di questi giorni: inizialmente l’elmo sembrava più una maschera. Ore di ritocchi, aggiustamenti. E poi la superficie.
Con lei mi sono inventato un nuovo modo per renderla così porosa, imperfetta. (E no, non la ottieni con la fresa.) Il bello di modellare a mano da zero è anche questo: creare stimolando il proprio ingegno, sfruttando materiali che mai avresti pensato di usare — ma sempre partendo dalla conoscenza vera delle tecniche di lavorazione.
In ogni caso, è una scelta voluta quella di non mostrarvi come ci sono arrivato. Credo di farvi già vedere fin troppo, onestamente.
Il risultato, comunque, ha lasciato senza parole anche me. Non me lo aspettavo così “vero”. Poi quell’ esclamazione incisa come promemoria, ricordo del coraggio e valore dimostrato. Un progetto cucito su chi lo indosserà.
E direi che le parole di Ilenia e di suo marito bastino a ricordarmi come, dietro ogni progetto, nasca sempre qualcosa di più grande.
Progetti come questo, partiti da zero, sono sempre un impegno non indifferente. Per questo ne accetto pochissimi all’anno.
Non è questione di tempo soltanto. È che, dopo tutte le ore che ci dedico, deve essere qualcosa che mi appassiona davvero — che rientra nei miei canoni, nei miei valori. Altrimenti non ha senso, né per me né per chi lo riceve.