Ora in silenzio contro la guerra

Ora in silenzio contro la guerra Tutti i mercoledì dalle 18,00 alle19,00 in piazza De Ferrari sui gradini del palazzo ducale
VIENI E Esponiamo striscioni e, distribuiamo volantini ai passanti.

La "RETE CONTROG8 Per la globalizzazione dei diritti "e il “Centro ligure di documentazione per la pace” effettuano dall’11 settembre 2001 un’ora in silenzio per la pace e contro le guerre ed i terrorismi. Essa continua ad aver luogo in piazza De Ferrari ogni mercoledì, anche festivo. Questa esperienza, ormai consolidatasi a Genova, è uno spazio di riflessione unitaria e comunitaria, di persone

con esperienze culturali diverse, ma accomunate dal profondo sentimento di rifiuto delle guerre, del terrorismo e dell’ingiustizia. Mentre gli striscioni sono quasi sempre gli stessi, il contenuto dei volantini è sempre diverso e di volta in volta, fornisce informazioni su guerre in atto, su violenze verso persone o interi popoli su questioni inerenti la pace e la giustizia. Notizie che che giornali e TV forniscono in maniera distorta o non forniscono del tutto
"L'ora in silenzio" nasce in Francia nel 1982, su iniziativa del collettivo “Artisans de paix”, contro la guerre e gli armamenti nucleari. Dopo l’installazione dei missili americani in Europa (1982-83) questa iniziativa si rafforza sempre di più. In Italia nasce a Genova nel 1983 in concomitanza con la “Mostra navale bellica” che si teneva ogni due anni presso la Fiera del Mare; venne promossa dal “Gruppo amici dell’Arca” di Genova (legato alla Comunità Gandhiana Internazionale dell’Arca). La pratica del silenzio ha origine dal bisogno di superare le differenze e di unire su un motivo comune: le parole spesso dividono; il silenzio crea un’atmosfera di rispetto e di intesa che accomuna e ci fa solidali gli uni con gli altri. Silenzio che si fa riflessione e, quindi, capace di denuncia efficace e nonviolenta

13/05/2026

Il 12 maggio, il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Genova promuove un incontro molto importante dedicato alla riflessione, alla testimonianza e all’azione.
Siamo profondamente orgogliosi di poter offrire il nostro contributo a questa iniziativa.

L’evento “Resistere al Silenzio”, inserito nel ciclo “Organizzare solidarietà - Resistere al genocidio”, nasce con l’obiettivo di costruire uno spazio di dialogo concreto, capace di superare l’indifferenza e dare voce alla solidarietà attiva.

Restano ancora pochi giorni per iscriversi: uniamoci per dare forza a questo importante momento di condivisione.

Un sentito ringraziamento a tutti gli organizzatori.

E' in corso l'adunata degli alpini a Genova, accompagnata da fortissime polemiche e dalla furbesca calata del generale V...
08/05/2026

E' in corso l'adunata degli alpini a Genova, accompagnata da fortissime polemiche e dalla furbesca calata del generale Vannacci.

Come ora in silenzio per la pace e ARCI, per protestare contro la chiusura delle scuole per una parata militare in tempo di guerra abbiamo fatto " scuola in piazza" con le seguenti lezioni:

1. Sociologia e filosofia: il concetto di patria e il mito di Romolo e Remo

2. Danze popolari da tutto il mondo

3. Musica: i canti alpini, dal capitano della compagnia alla tradotta

4. Storia: Teresa mattei e le madri costituenti

5. Favole, lettura per bambini e bambine.

Con lavagne di ardesia.

Solerti difensori d’ufficio della sindaca ci hanno fatto notare che l’amministrazione Salis ha eseditato gli alpini dalla giunta precedente. Ne abbiamo convenuto, ma abbiamo ribadito la nostra opinione: Se scuole e adunata sono incompatibili si rinuncia all’adunata, non alle scuole.

Siamo soddisfatti e soddisfatte dell’iniziativa, che ci ha permesso più volte di sottolineare che i pacifici alpini si sono portati appresso un autoblindo con tanto di cannone, l’hanno sistemato ai giardini pubblici e ci fanno giocare i bambini e le bambine.

Oltre ai commenti positivi, segnaliamo anche quelli negativi, sui social e “in presenza”.

Si va da: “Ma vai a fare il brodo” a “scappati dall’ospizio”. Ovviamente non sono mancati quelli sulla notra preferenza per i maranza ad allusioni pesanti sulla nostra probabile astinenza sessuale .

Un giornalista di Libero, che si è presentato come carino e solidale ( ma come si fa?) ha sottolineato che eravamo in pochi/e e che c’era poco da temere da noi.

Da parte nostra, siamo così soddisfatti e soddisfatte del risultato che stiamo già pensando di replicare il due giugno…

Copincollo tre delle poesie che abbiamo proposto, e allego le “formiche di pace” che abbiamo distribuito ai e alle passanti
Lo schiaffo di Janna Carioli

Se vuoi avere ragione
parla.

Se vuoi convincermi
parla.

Se vuoi sapere
parla.

Uno schiaffo non è
una strada più dritta,
uno schiaffo
è una sconfitta.

Lettera a un bambino in guerra

Lo so che la guerra
non è un videogioco,
si muore per sempre
non solo per poco.
Lo so che fuggire
ti dà tanto dolore,
la casa, il tuo cane
sono strappi del cuore.
Lo so che il mio aiuto
è solo un granello,
ma vieni, ti aspetto.
Ho il letto a castello.

Lo spaventapasseri

Figlio non andare coi signori della guerra
l'arma che ti han dato puoi piantarla nella terra
è di legno buono potrà crescere un ulivo
quando fiorirà sarai di certo ancora vivo

Figlio puoi gettare la divisa che ti han dato
servirà di più nel campo appena arato
sopra ad un palo metterla con un cappello in mano
scaccerà gli uccelli che non mangeranno il grano

Lo spaventapasseri val più di un generale
difenderà il tuo pane e il tuo campo da ogni male
il generale invece sa piantare solo dolore
e sopra i nostri campi non ci nasce
neanche un fiore

Pensa con la tua testa
E poi decidi, dai
Lo so che è un po’ più scomodo
Ma non ti pentirai

Pensa con la tua testa

Pensa con la tua testa
non dare retta mai
a chi ti vuol convincere
perché gli servirai
E vai!!!

La forza caro amico anche non ci credi,
Non prende a pugni il mondo e non ti pesta i piedi

La forza quella vera sa fare una carezza
Non usa la violenza, è fatta di dolcezza

Questa è la forza buona
Non quella che colpisce
Non quella che fa guerra
Non quella che ferisce
La forza è nei pensieri
E vive dentro al cuore
Non è fatta di muscoli
La forza dell’amore!

Non è fatta di muscoli
La forza dell’amore

La forza di una mamma che non avanza un metro
Se vede che il suo bimbo è stanco è resta indietro

Gli rimane vicino e poi lo prende in braccio
Perché la forza vera è quella di un abbraccio

Questa è la forza buona
Non quella che colpisce
Non quella che fa guerra
Non quella che ferisce
La forza è nei pensieri
E vive dentro al cuore
Non è fatta di muscoli
La forza dell’amore!

Non è fatta di muscoli
La forza dell’amore

Stracci!Stracci! di Gianni Rodari

O cenciaiolo, cos’hai nel sacco ?

”Una scarpa senza tacco,

un vecchio abito da sera

con più buchi del groviera,

un tamburo senza pancia ,

un piattino senza mancia,

una giacca senza bottoni,

una bretella senza calzoni ,

e in fondo in fondo, col naso per terra,

un ministro della guerra”.





Poesie di Bertolt Brecht

I progettisti sgobbano

Curvi sui tavoli di lavoro

Un essore di calcolo

E le città del nemico rimarranno incolumi

(N. B. Profitti di Leonardo)

Generale, il tuo carro armato
è una macchina potente

Spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.

Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido d’una tempesta e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.

Generale, l’uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.

Il nemico non è, no non è
oltre la tua frontiera;
il nemico non è, no non è
oltre la tua trincea;
il nemico è qui tra noi,
mangia come noi, parla come noi,
dorme come noi, pensa come noi
ma è diverso da noi.
Il nemico è chi sfrutta il lavoro
e la vita del suo fratello;
il nemico è chi ruba il pane
il pane e la fatica del suo compagno;
il nemico è colui che vuole il monumento
per le vittime da lui volute
e ruba il pane per fare altri cannoni
e non fa le scuole e non fa gli ospedali
per pagare i generali, quei generali
per un’altra guerra...

(Enzo Jannacci, da una poesia di Brecht)

30/04/2026

Global Sumud Flotilla abbordata dalle forze armate israeliane in acque internazionali.
I pacifisti e pacifiste dell'ora in silenzio per la pace di Genova adiriscono al presidio indetto dai portuali del CALP per oggi 30 aprile alle 18 al varco Albertazzi.
Chi non può ve**re faccia girare, grazie

20/04/2026

Il ritorno della leva, anche se volontaria, è un altro passo verso la normalizzazione della guerra. Firma l’appello “io obietto la guerra”: è una presa di posizione personale e può diventare un messaggio collettivo.

👉 Nei commenti trovi il link: firma e condividi “io obietto la guerra”!

18/04/2026

Non è giusto chiudere le scuole genovesi perchè c'è l'adunata degli alpini. (ORDINANZA DELLA SINDACA ATTO N. ORD 134 DEL 17/04/2026 ).
Limitare un diritto fondamentale e creare problemi alle famiglie per una parata militare , soprattutto in tempo di guerra, non è una buona idea.
Propongo ai miei compagni e compagne dell' Ora in silenzio contro la guerra , all'Arci Genova, ai COBAS Scuola, alla Cgil Genova , ad Unione Sindacale di Base-USB Liguria, all' contro la militarizzazione delle scuole, alla Rete Scuolemigranti, allìMCE Liguria e a chi altri lo desideri di incontrarci e di costruire insieme una lezione pubblica collettiva venerdì 8 maggio in orario scolastico, in piazza De Ferrari.
Soldi, tempo e risorse per le scuole, non per le armi.

10/03/2026

Sedersi insieme fa perdere terreno alla guerra....
Questa la frase che abbiamo scelto per la campagna 100 Cene per Emergency 2026
Forse non è così semplice, ma sedersi per il pranzo della domenica con persone che la pensano come te sulla guerra, sulle invasioni barbariche, sul movimento delle persone, ti fa sentire parte di un progetto di umanità che è quello di EMERGENCY dal 1994
Quindi ti aspettiamo :

Domenica 15 marzo - ore 13

AGRITURISMO LA SERETA
Via San Rocco 47A, Fraconalto AL

Menù 35 Euro di cui 10 devoluti a Emergency
(compresi bevande e caffè, liquori esclusi)
Tagliere di salumi con salame, fiocco,lardo e noci, scalogni in agrodolce, fagiolane e porri, zucchini in carpione
Zuppa di cavolo nero e fagioli con crostini
Tagliatelle al pesto di salvia e mandorle
Stufato di maiale al timo e panna
Tiramisù alla rosa 🌹
Prenotazioni entro il 12/3 al no. 349 5826357


28/01/2026
20/01/2026

Hannoun, il teorema israeliano nelle carte della procuraHannoun, il teorema israeliano nelle carte della procura
Mario Di Vito
Prova d’accusa Legami con Hamas noti dal 1991. Dal 2023 la caccia alle ong che lavorano a Gaza

Leggi anche
Sulla scia del caso olandese, con il dossier costruito dall’Idf
Edizione 30/12/2025
il-manifesto-del-30-dicembre-2025
Mohammad Hannoun durante una manifestazione per la Palestina a Milano Foto Marco Ottico/LapresseMohammad Hannoun durante una manifestazione per la Palestina a Milano – Foto Marco Ottico/Lapresse

Regala

Condividi

Salva

MeMa
È stato arrestato soltanto sabato scorso, ma è almeno dal 1991 che il leader dell’associazione palestinesi d’Italia Mohammad Hannoun – 64 anni, residente a Genova dal 1983 – è noto alle autorità. Risale a 35 anni fa, infatti, la prima informativa della digos che parlava dei suoi contatti con la quasi neonata Hamas. La circostanza è stata già affrontata due volte dal tribunale del capoluogo ligure (nel 2006 e nel 2010) e in entrambi i casi le inchieste – che, come quest’ultima, partivano dall’assunto che le raccolte solidali servano in realtà a sovvenzionare la lotta armata – sono finite in un nulla di fatto: prima per volere di un giudice e poi su richiesta della stessa procura, che non ritenne di avere abbastanza elementi da portare in giudizio. Adesso però le cose sono cambiate: Hannoun non è più un simpatizzante con i suoi contatti – forse pericolosi, di sicuro conosciuti da decenni – ma il «vertice della cellula italiana» di Hamas.

IL FATTO è che dagli attacchi del 7 ottobre del 2023 è cambiata la considerazione che si ha di molte delle associazioni che operano sulla Striscia di Gaza. Da quella data, infatti, le autorità israeliane hanno inserito nella black list dei gruppi terroristici molte realtà che lavorano nella zona da decenni. Tra cui quelle finite nell’inchiesta cominciata proprio sul finire del 2023 su impulso della Dna e sfociata sabato nell’operazione «Domino» ordinata dalla Dda di Genova: 6 arresti, 25 indagati a piede libero e due ricercati attualmente latitanti.

NEL MARZO del 2006, la posizione di Hannoun viene valutata dal gip Maurizio De Matteis, che respinge una richiesta d’arresto dell’allora sostituto Nicola Piacente (oggi capo della procura di Genova) dicendo che se «dagli atti d’indagine emerge una certa condivisione degli ideali dell’associazione in questione» da parte dell’indagato, hanno «scarsa validità indiziante le frequentazioni e le manifestazioni di simpatia verso Hamas», anche perché «non stupisce che militanti della causa palestinese frequentino esponenti di quello che è il più importante gruppo palestinese». Da tenere presente che siamo all’indomani della vittoria elettorale di Hamas. L’indagine, comunque, oltre alle intercettazioni telefoniche che mostravano la «certa condivisione» di cui sopra, non era riuscita a trovare i «gravi indizi» di un finanziamento diretto alle attività di lotta armata. E parliamo di condotte in tutto e per tutto uguali a quelle che hanno portato al recente blitz giudiziario.

LA GIUDICE Carpanini dedica decine di pagine della sua ordinanza a ricostruire la storia di Hamas per poi concludere che «l’ala politica» e «l’ala militare» sono la stessa cosa e che, dunque, avere a che fare con la prima equivale ad avere a che fare anche con la seconda: per questo non fa niente se i pm non hanno scoperto ordini né piani operativi che colleghino direttamente i fondi sequestrati a gruppi armati o atti violenti. C’entra molto il cambio di paradigma arrivato dopo il 7 ottobre del 2023: Israele ha cominciato a trattare le ong della Striscia (e non solo) alla stregua di organizzazioni terroristiche sfruttando il fatto che lavorare a Gaza significa inevitabilmente avere a che fare con Hamas, che lì controlla in maniera totale le istituzioni. Attuare una qualsiasi forma di cooperazione giudiziaria con Tel Aviv vuol dire accettare questa visione delle cose: i palestinesi – e chi li aiuta – sono tutti terroristi.

È COSÌ CHE, dalla fine del 2023, Hannoun si è visto ad esempio chiudere i propri conti correnti personali (e quelli delle sue associazioni) per decisione degli istituti bancari dove erano ospitati proprio perché ritenuti fonti di approvvigionamento Hamas. Così, ad ogni modo, si spiegano i tanti contanti sequestrati dalla polizia e della guardia di finanza e i frequenti viaggi in Turchia dell’attivista per depositare questi fondi (oltre 8 milioni di euro confiscati in totale).

PER DIRE che le associazioni finite sotto inchiesta insieme ad Hannoun sono legate ad Hamas, la gip fa riferimento a documentazione trasmessa via rogatoria da Tel Aviv per cinque volte tra il 2003 e il 2005 e ad altre carte fornite «spontaneamente dalla competente autorità di Israele il primo luglio e il 21 agosto del 2025». Sono informazioni d’intelligence in cui si sostiene che diverse associazioni ed enti, tra cui quelle citate nell’inchiesta in corso, non siano altro che «hub per il finanziamento di Hamas». E qui torna utile il provvedimento firmato nel gennaio del 2010 dalla pm Francesca Nanni, che nel chiedere l’archiviazione di un fascicolo per terrorismo che coinvolgeva Hannoun, parlò della «difficoltà, in alcuni casi impossibilità, di utilizzazione del materiale trasmesso da Israele, spesso raccolto nel caso di vere e proprie operazioni militari, peraltro senza l’osservanza dei principi fondamentali che regolano l’acquisizione delle prove nel nostro ordinamento». In fondo, in uno stato di diritto non si dovrebbe prendere per oro colato quello che arriva dall’apparato militare di un paese che sta facendo la guerra.

E OGGI HANNOUN è atteso dalla gip di Genova per l’interrogatorio. Non risponderà alle domande – «Non abbiamo ricevuto ancora tutti gli atti depositati», fanno sapere i suoi avvocati Fabio Sommovigo ed Emanuele Tambuscio che ieri lo hanno incontrato nel carcere di Marassi – ma offrirà dichiarazioni spontanee per dire che può dimostrare la destinazione di tutti i fondi raccolti negli anni e destinate sempre a strutture civili e mai a quelle militari. La documentazione al riguardo, però, sarebbe già stata sequestrata e dunque, per paradosso, è a disposizione degli inquirenti ma non dei difensori.

DIFFICILE, vista la natura delle accuse, che cambierà qualcosa dal punto di vista della misura cautelare. La vera partita su questo si giocherà al tribunale del riesame, non prima della fine di gennaio.
Mario Di Vito
Prova d’accusa Legami con Hamas noti dal 1991. Dal 2023 la caccia alle ong che lavorano a Gaza

Leggi anche
Sulla scia del caso olandese, con il dossier costruito dall’Idf
Edizione 30/12/2025
il-manifesto-del-30-dicembre-2025
Mohammad Hannoun durante una manifestazione per la Palestina a Milano Foto Marco Ottico/LapresseMohammad Hannoun durante una manifestazione per la Palestina a Milano – Foto Marco Ottico/Lapresse

Regala

Condividi

Salva

MeMa
È stato arrestato soltanto sabato scorso, ma è almeno dal 1991 che il leader dell’associazione palestinesi d’Italia Mohammad Hannoun – 64 anni, residente a Genova dal 1983 – è noto alle autorità. Risale a 35 anni fa, infatti, la prima informativa della digos che parlava dei suoi contatti con la quasi neonata Hamas. La circostanza è stata già affrontata due volte dal tribunale del capoluogo ligure (nel 2006 e nel 2010) e in entrambi i casi le inchieste – che, come quest’ultima, partivano dall’assunto che le raccolte solidali servano in realtà a sovvenzionare la lotta armata – sono finite in un nulla di fatto: prima per volere di un giudice e poi su richiesta della stessa procura, che non ritenne di avere abbastanza elementi da portare in giudizio. Adesso però le cose sono cambiate: Hannoun non è più un simpatizzante con i suoi contatti – forse pericolosi, di sicuro conosciuti da decenni – ma il «vertice della cellula italiana» di Hamas.

IL FATTO è che dagli attacchi del 7 ottobre del 2023 è cambiata la considerazione che si ha di molte delle associazioni che operano sulla Striscia di Gaza. Da quella data, infatti, le autorità israeliane hanno inserito nella black list dei gruppi terroristici molte realtà che lavorano nella zona da decenni. Tra cui quelle finite nell’inchiesta cominciata proprio sul finire del 2023 su impulso della Dna e sfociata sabato nell’operazione «Domino» ordinata dalla Dda di Genova: 6 arresti, 25 indagati a piede libero e due ricercati attualmente latitanti.

NEL MARZO del 2006, la posizione di Hannoun viene valutata dal gip Maurizio De Matteis, che respinge una richiesta d’arresto dell’allora sostituto Nicola Piacente (oggi capo della procura di Genova) dicendo che se «dagli atti d’indagine emerge una certa condivisione degli ideali dell’associazione in questione» da parte dell’indagato, hanno «scarsa validità indiziante le frequentazioni e le manifestazioni di simpatia verso Hamas», anche perché «non stupisce che militanti della causa palestinese frequentino esponenti di quello che è il più importante gruppo palestinese». Da tenere presente che siamo all’indomani della vittoria elettorale di Hamas. L’indagine, comunque, oltre alle intercettazioni telefoniche che mostravano la «certa condivisione» di cui sopra, non era riuscita a trovare i «gravi indizi» di un finanziamento diretto alle attività di lotta armata. E parliamo di condotte in tutto e per tutto uguali a quelle che hanno portato al recente blitz giudiziario.

LA GIUDICE Carpanini dedica decine di pagine della sua ordinanza a ricostruire la storia di Hamas per poi concludere che «l’ala politica» e «l’ala militare» sono la stessa cosa e che, dunque, avere a che fare con la prima equivale ad avere a che fare anche con la seconda: per questo non fa niente se i pm non hanno scoperto ordini né piani operativi che colleghino direttamente i fondi sequestrati a gruppi armati o atti violenti. C’entra molto il cambio di paradigma arrivato dopo il 7 ottobre del 2023: Israele ha cominciato a trattare le ong della Striscia (e non solo) alla stregua di organizzazioni terroristiche sfruttando il fatto che lavorare a Gaza significa inevitabilmente avere a che fare con Hamas, che lì controlla in maniera totale le istituzioni. Attuare una qualsiasi forma di cooperazione giudiziaria con Tel Aviv vuol dire accettare questa visione delle cose: i palestinesi – e chi li aiuta – sono tutti terroristi.

È COSÌ CHE, dalla fine del 2023, Hannoun si è visto ad esempio chiudere i propri conti correnti personali (e quelli delle sue associazioni) per decisione degli istituti bancari dove erano ospitati proprio perché ritenuti fonti di approvvigionamento Hamas. Così, ad ogni modo, si spiegano i tanti contanti sequestrati dalla polizia e della guardia di finanza e i frequenti viaggi in Turchia dell’attivista per depositare questi fondi (oltre 8 milioni di euro confiscati in totale).

PER DIRE che le associazioni finite sotto inchiesta insieme ad Hannoun sono legate ad Hamas, la gip fa riferimento a documentazione trasmessa via rogatoria da Tel Aviv per cinque volte tra il 2003 e il 2005 e ad altre carte fornite «spontaneamente dalla competente autorità di Israele il primo luglio e il 21 agosto del 2025». Sono informazioni d’intelligence in cui si sostiene che diverse associazioni ed enti, tra cui quelle citate nell’inchiesta in corso, non siano altro che «hub per il finanziamento di Hamas». E qui torna utile il provvedimento firmato nel gennaio del 2010 dalla pm Francesca Nanni, che nel chiedere l’archiviazione di un fascicolo per terrorismo che coinvolgeva Hannoun, parlò della «difficoltà, in alcuni casi impossibilità, di utilizzazione del materiale trasmesso da Israele, spesso raccolto nel caso di vere e proprie operazioni militari, peraltro senza l’osservanza dei principi fondamentali che regolano l’acquisizione delle prove nel nostro ordinamento». In fondo, in uno stato di diritto non si dovrebbe prendere per oro colato quello che arriva dall’apparato militare di un paese che sta facendo la guerra.

E OGGI HANNOUN è atteso dalla gip di Genova per l’interrogatorio.

Non risponderà alle domande – «Non abbiamo ricevuto ancora tutti gli atti depositati», fanno sapere i suoi avvocati Fabio Sommovigo ed Emanuele Tambuscio che ieri lo hanno incontrato nel carcere di Marassi – ma offrirà dichiarazioni spontanee per dire che può dimostrare la destinazione di tutti i fondi raccolti negli anni e destinate sempre a strutture civili e mai a quelle militari. La documentazione al riguardo, però, sarebbe già stata sequestrata e dunque, per paradosso, è a disposizione degli inquirenti ma non dei difensori.

DIFFICILE, vista la natura delle accuse, che cambierà qualcosa dal punto di vista della misura cautelare. La vera partita su questo si giocherà al tribunale del riesame, non prima della fine di gennaio.

Indirizzo

Gradini Del Palazzo Ducale Di Genova
Genova
16100

Orario di apertura

18:00 - 19:00

Telefono

+393473204042

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Ora in silenzio contro la guerra pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi