“Collane Notturne” di Maria Novella Brenelli
Si fanno collane per il piacere di maneggiare materiali preziosi e catturarne l’anima di luce, o per adornare il nostro corpo, oppure per conferire forma al nostro desiderio. Tuttavia, uno dei motivi ispiratori più nascosti di queste collane viene dal romanzo “Cristallo di rocca” di Adalbert Stifter, dall’evocazione della pura trasparenza e dall
a lucentezza glaciale dei cristalli di rocca. Frammenti di una natura minerale e incontaminata che entrano a far parte del nostro quotidiano donandoci la magia della loro primitiva purezza e ci ricordano il segreto di un itinerario nella memoria dell’infanzia. Come i sassolini di Pollicino, il percorso dei due bimbi sperduti del romanzo o le pietruzze colorate messe in fila nella corona del rosario; così, in queste collane, pietre, cristalli, resine, perle, quarzi, si dispongono in sequenze discontinue e asimmetriche, in cui l’accostamento di materiali diversi, di differente lucentezza e dimensione, li valorizza reciprocamente. Lo stesso comporle implica il paziente e minuzioso lavoro di infilare un frammento accanto all’altro, un grano dopo l’altro, tempo che richiede tempo, guidati da un felice estro momentaneo, o dal fascino di certe pietre che richiedono un seguito particolare, come una regina il suo corteo di damigelle, o un’invocazione a cui segue una preghiera. Fino a che il sentiero ritrova l’inizio, il cerchio si conclude e l’ultima pietruzza si salda alla prima, in un’opera compiuta, di cui non resta che ammirarne l’originalità e la bellezza. Testo di Claudio Zanini
Collane, creazioni uniche, realizzate con cristalli di rocca e swarovski, intervallati da pietre dure semipreziose, incatenati a mano con filo di rame in sequenze discontinue. L’effetto è generato dal contrasto delle trasparenze dei quarzi con le loro striature, i tagli imperfetti e le sorprendenti rifrazioni, accanto al cromatismo acceso dei cristalli, alle sfumature preziose delle resine, al ritmo delle catene di spessore ineguale.