Tutta la differenza fra costruzione e creazione è esattamente questa: una cosa costruita si può amare solo dopo che è stata costruita, ma una cosa creata si ama prima che esista. La sua prima azienda, la “Ditta Perlina”, l'ha fondata ad otto anni, con sua cuginetta Marcella: bijoux e profumi, con tanto di catalogo disegnato a pastelli che illustrava le loro “creazioni”. Ma dalla “Ditta Perlina” ad
oggi, Rita Pinto ha fatto della sua passione un lavoro, che è a metà tra l'artigianato e l'arte. Del resto, è cresciuta in un ambiente artistico e stimolante, educata ai principi dell’estetica e della creatività (figlia di una pittrice e insegnante d’arte e di uno scultore e progettista d’interni), e quindi coltivare le sue passioni creative, pur svolgendo anche altre attività, le è stato del tutto naturale. La sua manualità l'ha portata a confrontarsi con l’uncinetto, il cucito, la cartapesta etc…, fino a quando nel 2004 non diventa operatrice del Remida, (progetto del Comune di Napoli ), una rete di centri di riciclaggio creativo, nati dal pensiero pedagogico sviluppatosi all’interno delle scuole comunali dell’infanzia di Reggio Emilia. Ed è lì che Rita inizia a “guardare” i materiali di scarto come strumenti di espressione creativa. Così, nascono collane di stoffa, fibbie e manici di borse che si trasformano in collane, la lavorazione dell’uncinetto rivisitata in chiave moderna ecc…. Oggi Rita ha potuto concretizzare il suo ”percorso inconsapevole” nella realizzazione della ditta individuale “Pilar” dove la sua filosofia è rompere gli schematismi del pensiero e della percezione per consentire il piacere dell’espressione e dell’interpretazione, creando una serie di accessori moda e bijoux , realizzati interamente a mano utilizzando materiali e tecniche sempre diverse.