17/10/2021
«Ero impiegata alle officine aereonavali. Conoscevo tutti i piloti. Sono tornati in pochi dalla guerra. Quattro di loro mi hanno detto: abbiamo un lavoro per te. Vuoi volare? Sono andati a Capodichino e hanno portato a Venezia gli apparecchi meno mal messi e li hanno riparati. Dei gioielli, li chiamavano i muli dell'aria. Prima di assumermi mi hanno fatto fare il volo di battesimo, in picchiata sulla Laguna. Me la sono cavata e sono venuti a parlare con mia madre per avere il consenso, a quell'epoca era un po' strano. Ma per fortuna mia madre ha acconsentito».
Yvonne Girardello, 98 primavere, veneziana, è stata la prima assistente di volo italiana. Ed è stata lei ad accogliere i primi passeggeri che nel 1947 sono saliti a bordo degli aerei C47 e C46, i velivoli militari Usa lasciati a Capodichino, trasformati in aerei civili dal gruppo di piloti che fondarono la TransAdriatica, compagnia che sarebbe diventata Alitalia. Un'operazione talmente geniale che spinse gli americani a ricomprarsi i loro apparecchi. E ora che il marchio Alitalia sparisce commenta: «Finisce un'era».
Le hanno dato una divisa?
«Ho dovuto farmela da me. Mi sono comprata la stoffa per la divisa. Era azzurra non blu. L'ha cucita mia madre che era la sarta più brava del Lido. Dovevo occuparmi io del bar e dei rifornimenti. Il primo volo è stato Venezia Padova Roma e ritorno. Ho attraversato le varie sigle – dalle Flotte Unite fino all'Alitalia. Alle volte facevamo tantissimi decolli e atterraggi. Era appena finita la guerra, le ferrovie erano un disastro e l'aereo una benedizione. Era faticoso ma ho tenuto duro. Avevo la passione e la salute».
L'intervista di Maria Berlinguer è su La Stampa