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ADIDAS STAN SMITH: DAL CAMPO DA TENNIS ALLA STRADA, IL RITORNO DI UN CULT Adidas e Stan Smith: una collaborazione di suc...
06/07/2024

ADIDAS STAN SMITH: DAL CAMPO DA TENNIS ALLA STRADA, IL RITORNO DI UN CULT

Adidas e Stan Smith: una collaborazione di successo
Stan Smith: dal campo da tennis alla strada il ritorno della sneaker cult

Dassler propose di disegnare per Stan Smith una scarpa totalmente in pelle, la prima della storia delle scarpe da tennis.

In origine Dassler aveva deciso di chiamarle Adidas Robert Haillet in onore del tennista francese, scelto come endorser ufficiale della scarpa: ma una volta ritiratosi dal tennis professionistico, l’azienda scelse di cercare un nuovo testimonial e la decisione cadde su Stan Smith. Nel ’67 fu aggiunta l’imbottitura posteriore sulla cavigliera per proteggere il tendine d’Achille, in verde, che assieme alla punzonatura laterale rimane ancora oggi il tratto distintivo della calzatura.

“Sono un giocatore di tennis, ma un sacco di persone pensano che io sia una scarpa.” – Stan Smith

Nel ’71 la scarpa venne rinominata adidas Stan Smith anche se sino al 1977 la scarpa mostrava nella linguetta il viso di Stan Smith nonostante ci fosse scritto ancora Haillet, nome rimosso poi definitivamente nel ’78 per adottare ufficialmente il nome Stan Smith.

Edizioni Speciali e rivisitazioni per celebrare la sneaker cult
Icone senza tempo, le celebri Stan Smith negli anni sono state proposte in innumerevoli varianti ed edizioni speciali: la Millenium del 2000, usata dallo stesso Smith in veste di allenatore e la versione Smith vs. Nastase del 2005 sulla quale sono riprodotti i profili dei due atleti sfidanti in una storica finale di Wimbledon del 1972, sono le edizioni limitate più famose.

Adatte ad ogni tipo di look, comode e glamour, oggi le Stan Smith tornano alla ribalta e confermano il grande successo riscosso in passato dopo 40 anni dal loro debutto.

Il mondo di Tiffany:Il Re dei DiamantiIl fondatore Charles Lewis Tiffany ha introdotto negli Stati Uniti le prime pietre...
19/01/2024

Il mondo di Tiffany:

Il Re dei Diamanti
Il fondatore Charles Lewis Tiffany ha introdotto negli Stati Uniti le prime pietre preziose importanti, e per questo Tiffany & Co. è stata ribattezzata dalla stampa “re dei diamanti”. Tale notorietà continua con la presentazione dell’anello di fidanzamento Tiffany® Setting nel 1886, massima espressione del vero amore.

La Tiffany Blu Box
Il fondatore Charles Lewis Tiffany ha introdotto negli Stati Uniti le prime pietre preziose importanti, e per questo Tiffany & Co. è stata ribattezzata dalla stampa “re dei diamanti”. Tale notorietà continua con la presentazione dell’anello di fidanzamento Tiffany® Setting nel 1886, massima espressione del vero amore.

Charles Lewis Tiffany e i suoi gemmologi furono tra i primi a viaggiare per il mondo alla ricerca di gemme di colore insolite e rare. Le loro esplorazioni pionieristiche portarono alla luce pietre mai viste prima, di eccezionale colore e qualità. Questa passione nell’esibire le pietre preziose più straordinarie continua ad animare Tiffany & Co. ancora oggi.

Charles Lewis Tiffany è stato un imprenditore visionario con una grande passione per le gemme di colore più rare e straordinarie. Da quando, nel 1837, apre a New York il negozio di oggettistica e cancelleria Tiffany & Co., Charles Louis Tiffany definisce lo standard del lusso come lo conosciamo oggi. Quando negli anni ‘40 dell’Ottocento Charles Lewis Tiffany acquista i gioielli dell’aristocrazia francese, negli Stati Uniti fanno la loro comparsa per la prima volta delle pietre preziose importanti, e la stampa prende nota incoronando Tiffany “Re dei diamanti”, un riconoscimento che la Maison continua a meritare ancora oggi.

Il Tiffany Diamond è uno dei diamanti gialli fancy più grandi e famosi al mondo. La pietra grezza da 287,42 carati è stata estratta in Sudafrica nel 1877 e acquistata l’anno successivo da Charles Lewis Tiffany. Il diamante da 128,54 carati, tagliato al fine di privilegiare la luminosità anziché le dimensioni, è un simbolo del talento artistico visionario, dell’innovazione e della maestria artigianale di Tiffany. Il Tiffany Diamond è stato indossato da quattro donne ed è apparso in cinque gioielli diversi, ciascuno dei quali segna un momento importante nella storia della Maison.

Nel 1887 Charles Lewis Tiffany ha consolidato la sua reputazione offrendo ai suoi clienti le gemme più spettacolari al mondo, quando ha acquistato quasi un terzo dei gioielli della corona di Francia in un’asta al Louvre.

Charles Lewis Tiffany è stato il primo gioielliere a definire l’anello di diamanti un simbolo d’amore. Nel 1886 ha presentato per la prima volta il Tiffany® Setting, l’anello di fidanzamento più iconico al mondo. Con il suo impeccabile design, che permette al diamante di sembrare sospeso sopra la fedina, il Tiffany® Setting continua a essere parte delle più grandi storie d’amore da più di 130 anni. Questa innovazione ha reso Tiffany & Co. più che una Maison di gioielli: è il sinonimo di creazioni intramontabili, di impareggiabile maestria artigianale e della celebrazione dell’amore.

Monkstraps style:Si inserisono a metà strada tra una scarpa elegante e una informale,le monkstraps sono oramai diventate...
05/01/2024

Monkstraps style:

Si inserisono a metà strada tra una scarpa elegante e una informale,le monkstraps sono oramai diventate parte integrante della moda maschile,sia nella stagione estiva che in quella invernale.Originali e ricercate queste calzature danno quel dettaglio in più che fa la differenza,sportive o elegante conferiscono un tocco di classe per ogni tipo di accostamento.

Abbinate a un look sportivo come un jeans e una camicia permettono di non essere scontati e invece accostate ad un abito rendonon in modo classico ma con quel tocco in più che non guasta mai.

A livello internazionale negli ultimi anni la monkstraps,ovvero la doppia fibbia a superato di gran lunga le vendite della fibbia liscia che per tanti rimane un classico troppo old style.

Il consiglio che possiamo darvi è quello di provare almeno una volta la doppia fibbia e vedrete che non tornerete più indietro,ideale per i look sportivi ed eleganti queste calzature non vi tradiranno.

In quasi duecento anni di storia, Tiffany & Co. è diventata il simbolo del lusso e dell'eleganza della gioielleria ameri...
04/01/2024

In quasi duecento anni di storia, Tiffany & Co. è diventata il simbolo del lusso e dell'eleganza della gioielleria americana, riconosciuta in tutto il mondo per il design unico, i diamanti brillanti e le indimenticabili scatoline azzurre.

Ecco tutto quello che c'è da sapere sui momenti iconici nella storia della gioielleria per eccellenza.

La fondazione
Il 18 settembre del 1937 nella New York dalle opportunità d'oro, fu inaugurato a Manhattan, al 259 di Broadway, un nuovo negozio, specializzato in vendita di cancelleria e fancy goods, cioè piccoli oggetti preziosi. Era la scommessa del venticinquenne Charles Lewis Tiffany che, arrivato in cerca di fortuna nella metropoli dal Connecticut con $ 1.000 prestati dal padre, aprì l'attività con il socio John B. Young.

Gli articoli venduti da Tiffany & Co. scoprivano un nuovo "stile americano" che stava emergendo in quegli anni, lontano dall'estetica del design europeo legata ancora all'opulenza tipica dell'era vittoriana, ma che si ispirava piuttosto all'armonia e la semplicità del mondo naturale. Il successo fu grande e immediato.

Tiffany Blue
Negli anni Quaranta fu introdotto quello che sarebbe per sempre rimasto uno dei segni riconoscimento della Maison: il color acquamarina, anche conosciuto come blu non ti scordar di me, o più semplicemente blu Tiffany, che ancora oggi rende desiderabili e unici i sofisticati packaging di accessori e gioielli venduti dal marchio americano.

Il colore blu fu scelto da Charles Lewis per la copertina di Blue Book, il catalogo che mostrava la collezione dell'anno dei gioielli finemente realizzati a mano, pubblicata per la prima volta nel 1845. All'epoca il turchese era una gemma da poco scoperta e che ottenne in breve grande popolarità in America. Dall'altra parte dell'Atlantico, le spose vittoriane usavano regalare agli invitati spille di turchesi in ricordo del matrimonio. Al colore erano quindi associati modernità e glamour e forse per questo fu selezionato da Tiffany.

Il Re dei Diamanti
Nel 1848 Charles Lewis Tiffany decise di focalizzare il suo business sulla vendita di gioielli e nel 1953 rivelò l'intera azienda. L'abile imprenditore decise di investire gran parte del profitto dell'azienda in un tesoro di splendidi diamanti proveniente dalla nobiltà francese messi all'asta in seguito alla caduta del regime di Luigi Filippo di Francia. La mossa si rivelò proficua: pietre tanto belle e preziose facevano per la prima volta il loro ingresso negli Stati Uniti e la stampa incoronò Charles Tiffany come il Re dei Diamanti.

Negli anni di poco successivi Tiffany & Co. si stabilì anche come il punto di riferimento per l'argenteria americana e in breve divenne la gioielleria più importante della nazione. Nel 1870 l'attività si trasferì in un sontuoso negozio di Union Square e prosperò nel corso del decennio, diventando la destinazione preferita per dell'elite newyorkese.

Nel 1878, l'azienda acquistò il Tiffany Diamond, una delle pietre più grandi e preziose del mondo, un diamante giallo proveniente dal Sud Africa del peso di 287,42 carati. Sotto la guida dell'eminente gemmologo della maison, il dottor George Frederick Kunz, il diamante fu tagliato da 287,42 carati a 128,54 carati con 82 sfaccettature, conferendo alla pietra la sua leggendaria e fiammeggiante brillantezza. La pietra divenne così il simbolo della raffinatezza artigianale di Tiffany & Co.

Louis Comfort Tiffany
Nel 1902 morì Charles Lewis Tiffany e a lui succedette il figlio, Louis Comfort Tiffany, che divenne il primo direttore artistico della maison. Il suo nome era già ampiamente conosciuto nell'ambito del design internazionale, grazie alle sue raffinate mosaici in vetro che si rifacevano agli ideali del movimento artistico Arts & Crafts. Louis realizzò per la compagnia di famiglia una notevole gamma di oggetti di design ispirati all'Art Deco, di cui molte creazioni sono oggi custodite al Metropolitan Museum of Art di New York.

Simbolo dell'alta società americana
Nel corso della storia della maison di gioielli, i membri più importanti della società americana diventarono i clienti Tiffany: Vanderbilts, Astors, Whitney e Havemeyers amavano agghindarsi con i diamanti di Tiffany e incaricarono l'azienda di produrre per loro monili in oro e argento. Dal presidente Lincoln, che acquistò un collier di perle per la moglie Mary Todd Lincoln nel 1862 a John F. Kennedy che commissionò un secolo dopo al designer di Tiffany Jean Schlumberger una spilla per Jackie Kennedy.

Anche il governo statunitense commissionò alla maison la creazione di una serie di progetti commemorativi, come le spade cerimoniali per i generali della guerra civile, la Medaglia d'Onore del Congresso, il più alto riconoscimento militare della nazione, e la riprogettazione del Grande Sigillo degli Stati Uniti che appare sulla banconota da un dollaro nel 1885.

Designer visionari
Nel 1956, il presidente Walter Hoving invitò un designer di gioielli straordinariamente capace, Jean Schlumberger, ad aprire il suo atelier nel negozio. Fu l'inizio delle collaborazioni con una serie di celebri designer dall'estetica visionaria: oltre a Jean Schlumberger, Tiffany commissionò la progettazione dei suoi gioielli a Elsa Peretti, che negli anni Settanta inaugurò una linea di elegante semplicità ispirata a forme naturali, e Paloma Picasso, che nel 1980 disegnò per la maison gioielli di audace originalità.

OFFICINE PANERAI   LA STORIA:1860INAUGURAZIONE DEL PRIMO NEGOZIO OFFICINE PANERAIGiovanni Panerai apre il suo primo nego...
24/12/2023

OFFICINE PANERAI LA STORIA:

1860

INAUGURAZIONE DEL PRIMO NEGOZIO OFFICINE PANERAI
Giovanni Panerai apre il suo primo negozio sul Ponte alle Grazie a Firenze nel 1860: non sarà solo un negozio di orologi con laboratorio, ma anche la prima scuola di orologeria della città. La storia di Panerai inizia qui.

Sin dal 1876 il negozio cambia sede per poi arrivare dove si trova oggi negli anni ’20 del Novecento durante la ricostruzione del Ponte alle Grazie; la boutique si trova oggi nel Palazzo dell’Arcivescovo, di fronte alla Cattedrale di Firenze, con il nome di “OROLOGERIA SVIZZERA”, un nome sinonimo di alta qualità da oltre un secolo.

IL BREVETTO DI RADIOMIR
Per soddisfare i requisiti militari della Regia Marina Italiana, a cui la famiglia di Guido Panerai fornisce per anni strumenti di precisione, come mirini da combattimento navale, viene sviluppata una polvere a base di radio per rendere i quadranti di strumenti e mirini più luminosi, in collaborazione con il Capo di corvetta Carlo Ronconi: è così che nasce il Radiomir.



Il riferimento al nome “Radiomir” è documentato per la prima volta in un allegato del brevetto il 23 marzo 1916, in Francia. L’elevata luminosità intrinseca del composto rende questa pasta di radio un elemento chiave della produzione Panerai. Il brevetto Radiomir è il primo di numerosi brevetti che celebrano la storia di Panerai.

Nel 1935 la Regia Marina Italiana inizia un programma segreto che prevede la creazione di veicoli d’assalto sottomarini.
Panerai partecipa allo sviluppo di strumenti tecnici utili a svolgere questo tipo di attività militare.

Per soddisfare i parametri della Marina, vengono testati diversi segnatempo subacquei ultra resistenti.

Secondo gli archivi storici della Marina, nel 1935 sono stati commissionati alcuni prototipi estremamente elaborati a Giuseppe Panerai, per effettuare test tecnici: il miglior risultato è raggiunto da Ref. 2533, realizzato su una base Rolex-Geneva modificata da Panerai.

1954

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, con l’aumentare delle attività subacquee della Marina Italiana, i requisiti diventano sempre più specifici: gli orologi militari devono essere utilizzati sott’acqua in condizioni estreme e per lunghi periodi di tempo. Nel 1954 vengono testati due nuovi modelli, Ref.6152 e Ref. 6154.

Alcuni degli orologi moderni si ispirano a questi esemplari perché presentano alcune innovazioni mirate a renderne ancora più solida e resistente la costruzione: la cassa è realizzata a partire da un unico blocco con lancette fisse, la forma è a cuscino con profili laterali più pronunciati. Una revisione estetica generale viene effettuata su ogni parte singolarmente e viene adottata una corona a vite: la corona tubolare cilindrica sostituisce quella conica cilindrica dello storico Radiomir.

Dopo test e analisi accurati, sono realizzate alcune modifiche che danno vita al modello definitivo 6152 1, con anse rinforzate e realizzate in robusto acciaio, proveniente dallo stesso blocco della cassa.

1996

SYLVESTER STALLONE PRE-VENDÔME
L'attore americano Sylvester Stallone nota gli orologi di Officine Panerai e richiede un modello realizzato appositamente per lui da indossare nel suo film Daylight - Trappola nel tunnel nel 1996.

Questo evento è seguito da una serie personalizzata di orologi conosciuta come Luminor Slytech (Sly è il soprannome di Stallone).

Guido Maggi, compie 100 anni l’azienda leader delle calzature di lusso con rialzoUn mix di comfort ed eleganza contraddi...
20/12/2023

Guido Maggi, compie 100 anni l’azienda leader delle calzature di lusso con rialzo

Un mix di comfort ed eleganza contraddistingue dalle origini le scarpe scelte dai Savoia e oggi diventate un must per chi vuole guadagnare centimetri in altezza nel segno dello stile

Compie 100 anni il brand GuidoMaggi, scarpe da uomo di alta qualità, realizzate su misura con pellami pregiati, fatte a mano con tecniche tradizionali e con un segreto che ne ha decretato il successo: il rialzo interno invisibile. GuidoMaggi è un’affermata marca italiana di scarpe di lusso che offre un prodotto qualitativamente superiore, calzature rialzate realizzate in Italia con tecniche artigianali consolidate e design di alta moda.
La storia dell’azienda affonda le sue radici nel lontano 1919, quando il giovane mastro calzolaio Guido Maggi, trentenne appena rientrato dalla Grande Guerra, comincia a produrre da solo le sue creazioni che disegna personalmente e realizza interamente a mano. Un anno dopo ha già 5 lavoranti. Apprezzati soprattutto gli stivali da equitazione, le sue calzature diventano oggetti di lusso acquistate dalle classi abbienti, dai nobili e richieste anche dai Savoia, i reali d’Italia.

Nel 1940 Guido Maggi ha 12 lavoranti ma con la Seconda Guerra Mondiale alcuni artigiani vengono richiamati sotto le armi e la produzione prosegue a singhiozzo. Alcuni mastri calzolai purtroppo non torneranno dal fronte. Nel 1945, a guerra finita, la produzione riprende a pieno ritmo, ma si interrompe bruscamente nel1954, in seguito alla morte improvvisa del fondatore.

A fine 2009, 55 anni dopo, Emanuele Briganti, attuale CEO e pronipote di Guido Maggi, fa rivivere l’azienda di famiglia con un’idea innovativa: produrre scarpe artigianali con rialzo interno invisibile per permettere a tutti gli uomini di aumentare la propria statura in maniera assolutamente discreta. “Ho sempre lavorato nel mondo della moda, come indossatore, ma sono alto 175 cm e a volte ho avuto qualche problema in passerella”, racconta. “Allora mi sono messo alla ricerca di una soluzione che mi permettesse di recuperare quei pochi centimetri mancanti per la fatidica ‘quota 1,80’. Purtroppo – o per fortuna – in commercio ho trovato soltanto scarpe da uomo esteticamente discutibili, rifinite male, dozzinali, di scarsa qualità e decisamente poco eleganti. Allora ho deciso di farmele da solo. E di farle bene, come il mio bisnonno Guido Maggi che non ho conosciuto ma di cui evidentemente porto le tracce nel DNA”, conclude il CEO GuidoMaggi. Idea vincente in cui la tradizione sposa l’innovazione.

Emanuele, come il bisnonno, disegna personalmente i modelli, sceglie accuratamente i pellami più pregiati, si avvale dei migliori mastri calzolai e segue direttamente ogni fase della produzione. Nel 2012, dopo numerosi test, prototipi e studi, realizza il rialzo interno invisibile e lancia l’e-commerce GuidoMaggi in tutto il mondo. La prima scarpa GuidoMaggi è stata acquistata online il 15 maggio 2012 dagli Stati Uniti. Nel 2016 apre il primo punto vendita diretta GuidoMaggi, una vera e propria sartoria delle scarpe a Milano, in un palazzetto d’epoca nel prestigioso quartiere Brera, mentre nel 2018 inaugura la sede a Tokyo, nell’elegante quartiere Shibuya. Nel 2019, l’azienda si trasferisce nella nuova sede di Lecce, più grande, dove apre la terza sartoria delle scarpe con rialzo. Una storia di passione e successo che continua nel segno della qualità e dell’eleganza made in Italy.

Quali sono i fashion brand più antichi?Nel 2021 Gucci ha compiuto 100 anni dalla fondazione, festeggiando la ricorrenza ...
17/12/2023

Quali sono i fashion brand più antichi?

Nel 2021 Gucci ha compiuto 100 anni dalla fondazione, festeggiando la ricorrenza con una nuova collezione e l’epico show Aria. Cento anni sono molti per un brand, averli superati rimanendo sempre on top of its game è sicuramente una dimostrazione della forza del suo heritage e, ovviamente, Gucci non è la sola grande casa di moda ad aver oltrepassato il secolo. Anzi, se volessimo raggruppare i brand in base all’anno e al decennio di nascita si potrebbe scorgere, attraverso la cronologia, l’evoluzione della moda e del concetto di lusso nel corso degli ultimi cento anni. I brand del lusso più tradizionale, infatti, sono tutti raggruppati all’inizio mentre, man mano che si procede verso il presente, si può osservare la nascita, spesso contemporanea, delle diverse correnti ed estetiche della moda in punti diversi del globo. Esempio perfetto sarebbe il 1985, anno di grazia in cui sono nati sia Tommy Hilfiger che Ann Demeleumeester e Dolce & Gabbana. Ma procediamo con ordine.

La palma di brand di moda più antico e attivo ancora oggi va a Brooks Brothers, che nell’aprile del 1818 apriva il suo primo negozio a Manhattan e che, quando la Prima Guerra Mondiale era conclusa, aveva già un secolo di storia alle spalle. Lo seguono a ruota tutti i grandi brand del lusso che conosciamo ancora oggi: nel 1837 nacque Hermès, a circa di dieci anni di distanza nacquero Loewe e Cartier, rispettivamente a Madrid e a Parigi. Dalla metà del secolo arrivarono, in rapida successione, anche i grandi mallettiers di Parigi, Goyard e Louis Vuitton, Burberry in Inghilterra e Bulgari a Roma. Bisognerà invece attendere l’ultimo anno del secolo perché Jeanne Lanvin fondasse l’eponimo brand, seguita, dieci anni dopo, da Coco Chanel. Tra 1910 e 1913 nacquero invece gli italiani Ermenegildo Zegna e Prada (che condivide, con Loewe, l’onore di essere stato fornitore ufficiale della Casa Reale del tempo). Balenciaga e Gucci nacquero invece a cinque anni di distanza, uno nacque come coutourier e l’altro come pelletteria, mentre Fendi, nato nel 1925 come pellicceria, chiude questo primo periodo.

Questo arco temporale è forse il più indicativo di come il lusso cambiò nel giro di quarant’anni, divisi al centro dalla Seconda Guerra Mondiale. Salvatore Ferragamo, già forte di una lunga esperienza a Napoli e negli USA, fondava la sua società nel 1928, dopo aver aperto la sua prima bottega fiorentina l’anno prima. Già nel ’33 però appariva sulla scena Renè Lacoste con la sua chemise da tennis – inaugurando ufficialmente il luxury sportswear. I brand nati nel corso dei successivi vent’anni furono innovativi per la loro epoca ma rimasero sempre classici: Celine, Balmain, Dior e Givenchy, tutti nati nel secondo dopoguerra. Con gli anni ’60 arrivarono i primi due disruptor: Valentino Garavani nel ’60 e, l’anno dopo, Yves Saint Laurent. Nel ’66 a Vicenza, Bottega Veneta iniziò a ripensare la maniera di assemblare il cuoio con il suo pattern intrecciato mentre a ridosso dell’esplosione della Summer of Love, l’alta società di New York iniziava a farsi vestire da Calvin Klein e indossare le prime cravatte di Ralph Lauren. Due donne rivoluzionarie chiudono questa epoca in aree lontane dalle capitali della moda: nel ’68 Jil Sander inaugura il suo brand ultra-minimalista ad Amburgo; mentre l’anno dopo, a Tokyo, Rei Kawakubo fonda il rivoluzionario Comme des Garçons.

Dopo che Kawakubo ebbe aperto la porta della moda giapponese, Kenzo Takada e Issey Miyake seguirono immediatamente nel 1970 creando la prima wave di designer giapponesi che si sarebbe poi trasferita a Parigi. Intanto a Londra, al 430 di Kings Road, a Londra, iniziava il mito di Vivienne Westwood e del punk rock e due anni dopo Thierry Mugler firmava la sua prima collezione a Parigi. Ancora due anni e Giorgio Armani avrebbe aperto il suo atelier a Milano, seguito l’anno dopo da Jean-Paul Gaultier e, nel ’77, dall’enorme duo Helmut Lang e Yohji Yamamoto. Gianni Versace chiuse il decennio aprendo la sua label nel ’78. Procedendo negli anni ’80, Franco Moschino aprì il suo brand a Milano e, nel 1885, fu la volta di Tommy Hilfiger, Ann Demeulemeester e Dolce & Gabbana, tutti nati nel medesimo anno.

L’ondata belga degli anni ’80 andò crescendo con Dries Van Noten e Martin Margiela, mentre, già nel ’92, Alexander McQueen fondava il suo brand a Londra e Nigo e Jun Takahashi aprivano rispettivamente A Bathing Ape e Undercover nel ’93, a Tokyo. Il ’94 segnò invece l’esordio sia di Rick Owens che di Supreme, l’anno successivo quello di Raf Simons e quello successivo ancora vede la nascita di Chrome Hearts – importante momento che segnalò l’allargamento del concetto di moda e lusso al di fuori dei classici circoli della moda, il brand era infatti basato a Los Angeles, largamente artigianale e non produceva collezioni stagionali. Stella McCartney aprì gli anni 2000 con la sua pioneristica idea di moda sostenibile, che ebbe bisogno di altri vent’anni per entrare nel mainstream, mentre nel 2006 le gemelle Olsen creano, con The Row, uno dei primi luxury brand per Millennial; tre anni dopo iniziò in sordina il fenomeno social di Jacquemus mentre, a partire dal 2012, nacquero Off-White, 1017 Alyx 9SM e Casablanca – di recente diventati i nuovi protagonisti della Paris Fashion Week.

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16/12/2023

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La profumeria «Sava» di Belgrado:In questo caso, la storia della profumeria «Sava», dove varcando un portone rosso vino ...
16/12/2023

La profumeria «Sava» di Belgrado:

In questo caso, la storia della profumeria «Sava», dove varcando un portone rosso vino si torna nel 1954.

All'interno, tuttavia, nulla è cambiato da decenni. Bottiglie mezze piene e mezze vuote – trasparenti e marroni – sono appoggiate su scaffali di legno scuro, e di sottofondo si sentono note di cool jazz. Solitamente sono disponibili tra i quaranta e i cinquanta profumi diversi. Ognuno di essi è creato a mano e a naso. «Siamo i designer che trasformano le essenze in fragranze», afferma Nemanja Jovanov, nipote del fondatore della profumeria.

Poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, il nonno di Nemanja e suo fratello stavano terminando gli studi e immaginavano possibili scenari per il futuro, quando un amico un po' più grande risveglia in loro la passione per i profumi. Questo amico è rimasto orfano dopo la prima guerra mondiale ed è finito nella città francese di Grasse, capitale mondiale del profumo. Si è fin da subito capito che il suo olfatto era un talento e da quel momento in poi ha lavorato nelle migliori distillerie. Tornato a Belgrado, trasmette queste conoscenze ai suoi amici.

Nel febbraio 1941, i tre aprono il primo negozio con il nome di «Đurđevak». La sede era a un indirizzo diverso da quello di oggi. Durante la guerra, il negozio rimane aperto, tranne nel periodo in cui si combatte anche a Belgrado. Per la profumeria, il periodo del dopoguerra è il problema più grande. Il Consiglio antifascista di liberazione nazionale della Jugoslavia (AVNOJ), che a partire dal 1942 ha combattuto contro l'occupazione italiana e tedesca, ha deciso che le aziende private vengano nazionalizzate dopo la fine della guerra. Anche «Đurđevak». Tra il 1948 e il 1954 non si sono venduti profumi.

In Jugoslavia l'economia era in ristagno e il paese si stava allontanando dall'Unione Sovietica. Negli anni '50 vengono introdotte riforme orientate alle idee capitalistiche e le imprese a gestione privata tornano ad essere possibili. Il 15 agosto 1954 la profumeria riapre con un nuovo indirizzo e un nuovo nome: «Sava». Il nonno di Jovanov riacquista persino alcuni dei suoi mobili originali dallo Stato, che si trovano ancora oggi nel negozio.

Anche il processo di produzione non è cambiato. Una fragranza viene sviluppata da Nemanja, da sua moglie o da suo padre Nenad nel corso di giorni, mesi o addirittura anni. Solo quelli che sono unanimemente considerati buoni entrano nell'assortimento. Le fragranze non hanno né nomi né un design particolare. «Lavoriamo con codici numerici ed etichette uniformi, in modo che nulla distragga dal profumo», spiega Nemanja, mentre suo padre – il maestro profumiere – entra nel negozio in camice bianco per accogliere un cliente.

La ricerca di una fragranza non deve essere affrettata, proprio come la sua produzione. «Per un profumiere è quasi un insulto che qualcuno prenda una decisione dopo cinque minuti». Prima si chiacchiera po' e si gusta del cioccolato. In questo modo si rallenta il processo e il cliente ha tempo di ambientarsi nel negozio e sentirsi a proprio agio. «Non usiamo strisce di carta e non proviamo mai più di quattro fragranze, perchè i risultati sarebbero falsati». Secondo Nemanja, è meglio tornare il giorno successivo per effettuare l'acquisto. «In questo modo si sa come si sviluppa la fragranza e, soprattutto, come si sente sui vestiti», spiega. Questo è un aspetto che molti sembrano dimenticare, anche se è lì che il profumo rimane più a lungo.

Un profumo può durare anni se conservato al riparo dal calore e dai raggi UV. Dietro la tenda, nell'ufficio e nel laboratorio della profumeria, sono archiviate tutte le ricette. «Possiamo ricreare qualsiasi fragranza, purché ci siano gli ingredienti giusti», dice Nemanja. A seconda della situazione del mercato mondiale, non sempre sono disponibili essenze piuttosto insolite come la resina naturale di styrax. A volte semplicemente non sono in voga.

Nemmeno l'industria dei profumi è immune alle tendenze. «Sava» ne tiene conto, anche se solo in certi limiti. «Le tendenze sono di solito semplici e uniformi, ma noi vogliamo che le persone provino cose nuove, che facciano un passo avanti». Qui si coltiva l'antico stile francese e i singoli ingredienti non devono essere riconoscibili. I profumi sono naturali, ma non presenti in natura. «È come la cucina francese. Non sai cosa c'è dentro, ma ha un buon sapore», afferma Nemanja ridendo.

Rispetto a qualche anno fa, i giovani apprezzano la qualità molto di più. Anche Internet ha contribuito, in entrambe le direzioni. «Le informazioni possono essere condivise istantaneamente. Se non fai una consegna in tempo, tutto il mondo lo sa. Ma anche se la fai». Questa velocità e l'eccesso di offerta hanno portato le persone a desiderare esperienze più lente e uniche.

È per questo che la gente viene nel piccolo negozio nel centro di Belgrado, mangia cioccolata e si lascia deliziare dalle fragranze create artigianalmente. Con gli scaffali di legno scuro, le vecchie fotografie e le bottiglie di cristallo, «Sava» sembra appartenere a un'altra epoca. Ed è proprio questo che la rende così moderna.

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15/12/2023

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